Borghi della Valle dell’Aso da non perdere

Se vi dicessero di partire per qualche giorno per scoprire “il giardino delle Marche” voi direste di no? Io non credo. Questo territorio d’eccellenza è la Valle dell’Aso, o Valdaso, una terra abbracciata dai Monti Sibillini e dal mare Adriatico ricca di borghi medievali e in grado di regalare panorami incantevoli in qualsiasi stagione.

Ero già stata in questa zona grazie ad un blog tour che mi aveva portato a scoprire, tra le tante cose, alcune delle specialità enogastronomiche di questa terra e mi ero ripromessa di tornare per approfondire e far scoprire questo territorio anche a manager. Ed ogni promessa è debito quindi appena si è presentata l’opportunità di tre giorni liberi siamo partiti.

L’itinerario di tre giorni che vi proponiamo non include due tappe che abbiamo fatto ma che non rientrano geograficamente nel territorio della Valle dell’Aso: Ripatransone e Castignano. Al contrario, include ben 11 borghi, uno più affascinante dell’altro, ognuno con le proprie tradizioni e un patrimonio storico e naturalistico che svela diversi aspetti di questo territorio che si estende per circa 70km fra le province di Fermo e Ascoli Piceno, lungo il corso del fiume Aso. Ecco i borghi in ordine di visita:

  • Altidona
  • Lapedona
  • Moresco
  • Monterubbiano
  • Montottone
  • Ortezzano
  • Monte Rinaldo
  • Montedinove
  • Montalto delle Marche
  • Montefiore dell’Aso
  • Campofilone

Cosa vedere ad Altidona

La prima tappa del nostro itinerario è Altidona, un piccolo borgo murato a nemmeno 5km dal mare. Le sue possenti mura sono interrotte solo dalle quattro porte d’accesso e il suo assetto urbanistico è rimasto quello del 1200. Originariamente castello eretto dai frati Farfensi e Benedettini di Monte Cassino, Altidona, nel XVI secolo, era uno dei castelli di secondo grado di Fermo. Un borgo “dalla testa calda”, con un caratterino turbolente che gli valse l’autonomia.

Una passeggiata lungo i vicoli di Altidona non è piacevole, è una vera coccola. Con le sue vie dedicate ai suoi concittadini più illustri e alle attività locali (troverete via Forno o ancora via Pesa), Altidona si riconosce per la sua forma allungata che ricorda un fuso e per l’assoluto silenzio. Qui infatti non vi sono attività commerciali, il traffico è praticamente inesistente e tutto ti porta goderti la semplicità delle piccole cose e della tranquillità. Si parla tanto di turismo lento, ecco questo ne è un ottimo esempio.

▶︎ Specialità: polenta con le lumache o i frutti di mare.

Cosa vedere a Lapedona

Anche il borgo di Lapedona ha una impronta medievale e, secondo alcuni documenti, il suo nome comparve per la prima volta già dal XII secolo, più precisamente in uno scritto del 1148. Anche Lapedona divenne uno dei castelli di Fermo e oggi presenta un centro storico perfettamente conservato dal quale si accede attraverso Porta Marina e Porta del Sole.

Tra le cose da vedere a Lapedona spiccano senza dubbio:

  • la chiesa di San Nicolò e Martino, con il suo soffitto ligneo e una tela di Simone de Magistris;
  • la neoclassica chiesa dei SS. Giacomo e Quirico
  • la romanica chiesa di Santa Maria Manù, appena fuori dal borgo storico.

▶︎ Specialità: gnocchi e vino cotto.

Cosa vedere a Moresco e Monterubbiano

A Moresco e a Monterubbiano sono tornata per far sì che anche manager potesse vederli perché sì, entrambi meritano di essere visti (e rivisti). Il primo uno dei borghi più belli d’Italia, il secondo Bandiera Arancione del TCI, questi due borghi confinano e si guardano a vicenda dai tanti punti panoramici che ognuno di loro offre, quasi a volersi tenere sotto controllo.

Non starò qui a ripetervi le cose imperdibili da vedere a Moresco e a Monterubbiano perché ne ho già scritto nel post di seguito ma una cosa posso dirvela: a livello enogastronomico c’è da divertirsi!

▶︎ Specialità: le tagliatelle fritte (Monterubbiano), olive fritte ripiene di ciauscolo e la “pizza di Natale” (Moresco).

Cosa vedere a Montottone

A differenza di Moresco e Monterubbiano, a Montottone ero venuta solo per visitare la bottega dei vasai Bozzi. Non a caso il borgo viene comunemente definito “lu paese de li coccià”, il paese dei vasai. Qui la lavorazione dell’argilla è una cosa seria, una tradizione che viene tramandata di generazione in generazione e che oggi continua proprio con la famiglia Bozzi.

Il piccolo borgo fortificato di Montottone conserva intatta la sua cinta muraria e si erge su una dolce rupe dalla quale si godono scorci splendidi.

Una visita al borgo di Montottone non può prescindere da alcune tappe:

  • l’antico castello, con Palazzo Amici e la chiesa di San Pietro Apostolo;
  • la chiesa di Santa Maria Ausiliatrice.

Dall’antica porta di ingresso al paese, di cui è rimasta solo una parte, si procede lungo la via principale, Corso Vittorio Emanuele II, e si incontra subito un delizioso slargo sulla destra dove godersi allegre chiacchierate nelle ore più fresche della giornata. Lungo il corso si possono ammirare le case del borgo, quasi tutte in cotto, in un’atmosfera quasi surreale tanto è il silenzio e la pace che regnano sovrani.

In pochi minuti si raggiunge la chiesa di Santa Maria Ausiliatrice, con il suo portale cinquecentesco in cotto. Dovrete accontentarvi della facciata esterna perché la chiesa, a seguito del terremoto, ha subito ingenti danni. Si prosegue fino alla parte finale del borgo, con una piazzetta e un loggiato, attraverso vicoli tranquilli e, purtroppo, poco scarsamente abitati.

Tornando indietro, dalla chiesa si può salire attraverso una scalinata fino a raggiungere la parte alta del borgo. La salita, piacevolissima e accompagnata dal profumo dei glicini in fiore, vi condurrà a piazza Castello dove si trovano Palazzo Amici, residenza nobiliare dell’800 (in fase di ristrutturazione durante la nostra visita) e la chiesa di San Pietro Apostolo.

▶︎ Curiosità: Montottone è diviso in sette contrade storiche, ognuna delle quali contraddistinta da uno stemma che viene riprodotto sul numero civico delle abitazioni. Le tavolette in ceramica che riportano stemma e numero sono ben riconoscibili ovunque e le immagini rappresentano: il serpente, la volpe, il granchio, il cavallo, il toro, lo scoiattolo e il drago. Chissà chi la spunta ogni anno al Palio della Madonna delle Grazie che si tiene ogni anno a giugno?

▶︎ Specialità: gnocchi.

Cosa vedere a Ortezzano

Anche il borgo medievale di Ortezzano ha mantenuto, nel centro storico, l’impianto dell’originario castello con funzione difensiva. Il profilo della sua torre ghibellina lo rende ben riconoscibile anche a chilometri di distanza e la sua cinta muraria sembra ancora svolgere il suo dovere tanto riesce a racchiuderlo bene, abbracciandolo stretto stretto come quando rivedi una persona dopo molto tempo.

Una passeggiata nel borgo antico può iniziare dalla settecentesca chiesa della Madonna del Carmine o del Suffragio, con la sua facciata in cotto e il piccolo campanile a vela. Di fronte, la torre pentagonale dalla merlatura ghibellina, una delle poche testimonianze della presenza dell’antico castello. Da lì in poi è tutto un susseguirsi di vicoli che portano alla chiesa di San Girolamo, patrono del paese, e che si affacciano sulle tipiche case in pietra e in cotto, spesso abbellite con piante e fiori.

Siamo passati nella provincia di Ascoli Piceno, le vedute sulle verdeggianti e dolci colline marchigiane sono incantevoli: la terrazza più bella è senza dubbio quella adiacente alla Locanda I Piceni. Infine, conserva l’antica tradizione dell’impagliatura.

▶︎ Specialità: agnello co’ vattuto (costolette di agnello con un battuto di lardo e erbe aromatiche, cotte alla griglia).

Cosa vedere a Monte Rinaldo

Questo piccolo borgo dalle origini romane è ancor oggi racchiuso da una cinta muraria ancora in parte visibile e accessibile dalle due porte storiche, Porta Romana e Porta Ascolana. Passeggiando nel borgo si incontrano i luoghi cardine del paese:

  • la Torre con l’orologio e il signorile Palazzo Giustiniani;
  • la chiesa dei SS Leonardo e Flaviano, nata dalla fusione di due chiese;
  • la chiesa del Santissimo Sacramento e Rosario (appena fuori il centro storico);
  • il Museo Civico Archeologico di Monte Rinaldo, ospitante numerosi reperti rinvenuti negli scavi de “La Cuma”.

Tuttavia, la punta di diamante di Monte Rinaldo risiede ad appena 2km dal borgo. Si tratta dell’area archeologica romana “La Cuma”. In aperta campagna, si trova questa area costituita da un santuario risalente all’età ellenistica e diversi resti di epoca romana. Si tratta di un luogo di culto composto da tre edifici su una terrazza, con al centro un tempio dedicato a Giove. Oltre al santuario, è presente anche un portico colonnato, con colonne doriche e corinzie (protette da una copertura)

▶︎ Per orari e giorni di apertura e biglietti, consultate la sezione dedicata sul sito ufficiale.

▶︎ Specialità: Pecorino, porchetta (con i maiali grossi), fegatelli, bistecca e spiedino di castrato.

Cosa vedere a Montedinove

Anche nel caso del grazioso borgo di Montedinove si è trattato di un “a volte ritornano”. Sì perché la prima volta si è trattato di una visita mordi e fuggi e me ne ero andata con la sensazione di essermi persa qualcosa. E in effetti così era. Montedinove è il re dei punti panoramici, fa parte della Comunità montana dei Sibillini ed è una vera gioia per gli occhi con i suoi eleganti edifici e l’assetto urbanistico medievale perfettamente conservato.

I luoghi principali da visitare a Montedinove li trovate nel post che avevo già dedicato a questo borgo che si affaccia sui Monti Sibillini 👇

ma c’è un luogo che ho potuto scoprire solamente tornando la seconda volta: il Convento di San Tommaso Becket, dedicato, lo dice il nome stesso, a San Tommaso Becket di Canterbury, in quanto l’ordine dei cavalieri del Tempio, i Templari, erano particolarmente vicini all’arcivescovo e invocato contro i mali alle ossa. Situato appena fuori le mura, risale al XVIII secolo e presenta un chiostro circondato da vetrate.

▶︎ Specialità: Mela Rosa dei Sibillini.

Cosa vedere a Montalto delle Marche

La città di Papa Sisto V è una vera chicca e merita almeno una mezza giornata per riuscire a godere pienamente dei suoi angoli, del suo saliscendi di vicoli e del suo patrimonio storico e artistico. Montalto delle Marche rapisce il tuo sguardo e ti spinge a salire fino in cima per regalarti panorami mozzafiato.

▶︎ Specialità: olio evo e vino.

Cosa vedere a Montefiore dell’Aso

Come Moresco, anche Montefiore dell’Aso è uno dei borghi più belli d’Italia. Ci stiamo avvicinando alla costa adriatica e questo borgo, il cui nome è legato al culto della Dea Flora, protettrice delle campagne, si estende su ben cinque colli. Per anni fu conteso tra Ascolani e Fermani e già nel ‘500 vantava uno statuto comunale nel quale si raccoglievano leggi su usanze, diritti, doveri e feste.

▶︎ Specialità: macedonia di pesche.

Per un itinerario a piedi nel borgo di Montefiore dell’Aso leggete il nostro post ad esso dedicato 👇

Cosa vedere a Campofilone

Con la sua forma affusolata, il borgo storico di Campofilone è completamente immerso nelle colline marchigiane, a pochi chilometri dal mar Adriatico.

Si entra da Porta Marina per poi percorrere la strada principale che conduce alla splenda Abbazia benedettina di San Bartolomeo Apostolo. Costruita su resti di una villa romana e di un tempio pagano, presenta due statue sulla scalinata antistante che pare vogliano proteggerla. Vicino alla chiesa si trova l’orto abbaziale, dal quale si gode un panorama unico.

▶︎ All’interno dell’abbazia è possibile visitare il Museo Archeologico Liturgico e il Museo Malacologico Entomologico.

Il borgo è pulito, ben conservato con le sue case in cotto e i suoi portoni in legno. E se volete godervi una giornata al mare, beh, Campofilone si estende fino al mare, offrendo 1,5km di spiaggia, perlopiù libera e dalla sabbia finissima.

▶︎ Specialità: Maccheroncini di Campofilone IGP.

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