Visita alla miniera di zolfo di Cabernardi

Quando, guidando accompagnati dal verde delle colline marchigiane, si arriva a Cabernardi, la prima impressione che si ha è quella di trovarsi in un paese abbandonato. Non puoi che fare ricorso alla tua fantasia per provare ad immaginare che qui, per circa 70 anni, si trovasse la miniera di zolfo più grande d’Europa. O perlomeno lo puoi immaginare fino a quando non visiti il parco archeominerario di Cabernardi. Per agevolarvi il processo e per meglio comprendere ciò che visiterete, tuttavia, è necessario un breve excursus storico su questo luogo.

miniera di zolfo cabernardi
Parco archeominerario Cabernardi

Breve storia della miniera di zolfo

Cabernardi fu un paese agricolo fino alla seconda metà del 1800, quindi come è passò dall’agricoltura alla miniera? La tradizione vuole che un contadino, imbattendosi in una pozza d’acqua dal colore giallastro e dall’odore cattivo, spaventato chiamò il prete del paese per capire ciò che aveva trovato. Quest’ultimo ebbe un’intuizione e decise di affidarsi ad un perito chimico per condurre delle ricerche ed effettuare delle analisi. Ricerche che durarono 20 anni e che portarono all’inaugurazione della miniera nel 1886.

Al tempo si stimò che il bacino di zolfo fosse sufficiente per alimentare la miniera per circa un secolo. La miniera raggiunse un’espansione di circa 1.000 ettari e una profondità di 870 metri, diventando, di fatto, il sito minerario solfifero più grande d’Europa. Inizialmente gestita da una società tedesca, passò poi in mano ad una azienda romagnola la quale, a causa dell’insorgere della Prima guerra mondiale, si ritrovò a svendere tutto. Ad approfittare della situazione fu la Società Montecatini, nel 1917. Fu grazie a questa azienda che Cabernardi visse il suo momento migliore (e anche il peggiore). Basti pensare che in paese arrivarono, per lavorare in miniera, circa 3.000 persone, tra operai e minatori. Altro che boom demografico!

La Seconda guerra mondiale e la vicenda dei “sepolti vivi”

Il paese tornò a vivere, le attività culturali fioccarono e la popolazione, sebbene il mestiere di minatore fosse molto duro e pericoloso, visse anni di grande prosperità economica. Fino alla Seconda guerra mondiale. La minierà subì diversi danni a causa dei bombardamenti e, con l’apertura dei mercati nel Dopoguerra, cambiò anche il commerciò. Lo zolfo degli Stati Uniti ad un prezzo inferiore fece il suo ingresso nel mercato italiano portando la Società Montecatini a decidere di licenziare, nel 1952, la metà degli operai.

I minatori non presero bene questa decisione e iniziarono a manifestare. Il 28 maggio, oltre 300 operai decisero, alla fine del turno del pomeriggio, di restare sotto terra e all’esterno del cantiere occupando le miniere di Cabernardi e Vallotica. Un’occupazione che durò 40 giorni e che prese il nome di vicenda dei “sepolti vivi”. Una situazione tremenda: i minatori, se fossero usciti dalle gallerie, sarebbero stati arrestati e l’azienda, dal canto suo, non ne stava uscendo bene a livello di immagine.

Il 5 luglio si raggiunse un accordo, peccato che non valesse per i minatori che avevano occupato la miniera i quali, ovviamente, erano convinti di rientrare nello stesso. Una volta in superficie scattò il licenziamento in tronco. Un licenziamento ingiustificato “in piena regola”. Ci volle una causa legale lunga ben 35 anni per vederlo riconosciuto. Nel frattempo, nel 1959 la miniera chiuse definitivamente, chi era in grado di lavorare venne trasferito in altre miniere e in paese rimasero solo gli anziani, condannando Cabernardi allo spopolamento.

Visitare il Parco archeominerario di Cabernardi e il Museo della miniera

Prima che passasse all’Emilia Romagna, la miniera di zolfo di Perticara faceva parte, insieme alla miniera di Cabernardi, del Parco Museo Minerario delle miniere di zolfo delle Marche. Visitare questi siti significa immergersi in un contesto non solo geologico e naturalistico, ma anche culturale e storico. Si tratta di un’esperienza unica nel suo genere che permette di scoprirne di più su quello che viene definito oro giallo.

Nel caso della miniera di Cabernardi, grazie ai lavori di restauro, è possibile visitare gran parte delle strutture fuori terra. Dai “calcheroni”, ossia i grossi forni circolari in cui lo zolfo veniva bruciato per poi formare i “pani” di zolfo da 50kg, all’imponente pozzo Donegani, che consentiva agli operai di scendere fino al 13° livello tramite gabbie e ascensori. Dai forni Gill (così chiamati dal nome dell’inventore) dove avveniva la combustione dello zolfo al piano inclinato per il traino dei vagoncini, alla galleria di servizio.

La visita guidata è un vero e proprio viaggio nel passato. Racconti e aneddoti fanno da cornice alle storie di vita dei minatori e alle durissime condizioni di lavoro a cui erano sottoposti, con costanti problemi alle vie respiratorie. Provate ad immaginare come fosse lavorare sotto terra, senza luce naturale, per diverse ore al giorno, al caldo, o in superficie, a stretto contatto con i vapori e i fumi prodotti dalla combustione dello zolfo. Senza contare la pericolosità data dalla brillatura delle mine. Ecco, se riuscite ad immaginare tutto questo siamo convinti che vi verranno i brividi.

A ricordo del periodo della miniera, nel 1992 inaugura il Museo della Miniera, presso l’ex scuola media. All’interno, grazie alle donazioni delle famiglie del posto, sono raccolte testimonianze, oggetti, abiti, fotografie dell’epoca e documenti appartenuti alle persone che hanno lavorato in miniera. Non può mancare il protagonista assoluto di questa storia, lo zolfo. Lo si può osservare grezzo, allo stato puro, in cristalli, in pani da 50kg e se ne possono studiare gli usi e le proprietà. A proposito, sapevate che, se mescolato al potassio, lo zolfo forma una miscela esplosiva?

cristallo di zolfo
Cristallo di zolfo – Museo della Miniera

Organizzare la visita alla miniera: informazioni utili

La visita al museo è libera mentre quella al parco archeominerario, anche per motivi di sicurezza, è esclusivamente guidata. Per conoscere orari e giorni di apertura aggiornati per visitare la miniera di zolfo di Cabernardi, consultate il sito ufficiale e la pagina Facebook.

La prenotazione è obbligatoria ed è possibile acquistare il biglietto combinato museo + parco archeominerario al seguente link. Il biglietto costa 5€, mentre la prenotazione per il solo parco archeominerario la potete effettuare al costo di €3 a questo link.

Il villaggio dormitorio di Cantarino

Per Cabernardi, la miniera significò ricchezza, lavoro e coesione sociale. La mole di persone che si riversarono a Cabernardi per lavorare fu tale da dover giustificare la creazione di servizi necessari per il tempo libero e un villaggio dormitorio, Cantarino, a soli 2km da Cabernardi. Nata nel 1917 per ospitare i minatori immigrati, Cantarino formò una comunità autosufficiente dove oggi vivono poche famiglie e dove ancora, il 4 dicembre, si celebra una messa in onore di Santa Barbara, protettrice dei minatori.

Cosa vedere nei dintorni

A soli 3km da Cabernardi, si trova il piccolissimo borgo di Rotondo, il borgo più bello del mondo (a detta dei suoi abitanti). Dalla sua posizione si gode una splendida vista sui boschi e villaggi circostanti e si respira aria pura. Purtroppo, come per Cabernardi, anche Rotondo subì lo spopolamento provocato dalla chiusura della miniera e oggi vi risiedono poche decine di persone. Come per Cantarino, soprattutto in estate, questi borghi si rianimano grazie al ritorno delle persone che, per il legame con il territorio, vengono a godersi le ferie. Rotondo è noto per il suo castello e i ruderi della sua rocca. Quest’ultima si presenta con la parte superiore squarciata a causa di un fulmine.

Oltre ai due borghi di Cantarino e Rotondo, Cabernardi si trova in una zona ricca di luoghi da visitare, tutti raggiungibili nel giro di un’ora:

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2 commenti

  1. Per anni ho lavorato relativamente vicino a Cabernardi, a Sassoferrato, ma mai nessuno mi ha detto che c’erano le miniere di zolfo! Col senno di poi mi mangio le mani, perché avrei avuto mille occasioni per visitarle.

    1. Se non ricordo è stato aperto al pubblico dal 1992 ma devo ammettere che potrebbero fare molto di più in termini di valorizzazione e promozione, sta iniziando solo ora a farsi conoscere. Peccato ma chissà, magari un giorno tornerai da quelle parti e potrai visitarle!

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