Escursione al Foro degli Occhialoni – Gola di Frasassi

Lo splendido scenario del Parco naturale regionale della Gola della Rossa e di Frasassi è la cornice perfetta per organizzare una giornata dedicata alle camminate e al trekking. Infatti, se già la zona di per sé potrebbe essere la destinazione perfetta per un fine settimana nelle Marche, tra borghi incastonati nelle montagne come pietre preziose e le spettacolari e scenografiche grotte di Frasassi, in questa immensa area protetta si trovano numerosi sentieri per passeggiate semplici fino a quelle adatte ad escursionisti esperti.

Una dei sentieri trekking più noti della zona è senza alcun dubbio quello che parte dall’Abbazia di S. Vittore delle Chiuse fino al Foro degli Occhialoni.

Sentieri CAI 139/117 – Abbazia di S. Vittore delle Chiuse – Foro degli Occhialoni

  • Difficoltà: E-EE
  • Lunghezza: A/R circa 12km (non si tratta di un sentiero ad anello)
  • Dislivello: ± 600m
  • Durata: 4h30 con pause
  • Segnaletica CAI: sentieri 139AG e 117

Percorrere il sentiero 139 significa entrare nel “cuore verde” delle Marche, il Parco della Gola della Rossa e di Frasassi. Fatta eccezione per il panorama che si gode dal Foro e dai Gradoni, il sentiero è, infatti, immerso nel bosco. Si parte lasciandosi alle spalle l’Abbazia di S. Vittore delle Chiuse, vero gioiello romanico la cui posizione la rende una cartolina da fotografare. Attraversate anche il ponte romano e iniziate il percorso sulla sinistra.

abbazia s.vittore delle chiuse
L’Abbazia di S.Vittore delle Chiuse

👉 Proprio all’inizio del sentiero troverete una fontanella dove riempire la propria borraccia. Durante il percorso non ve ne sono altre, quindi meglio fare scorta, soprattutto in giornate di caldo.

Il primo tratto del percorso è adatto a tutti e costeggia, in parte, il fiume Sentino, nostra meta finale. Al primo bivio tenete la destra e proseguite lungo il sentiero che si presenta subito in salita. Non si tratta di una salita brusca bensì costante che, tuttavia, potrebbe risultare difficile per chi non è abituato affatto a fare trekking. Proseguite seguendo le indicazioni fino a raggiungere, con un breve tratto di ripida salita in cui i tronchi degli alberi potrebbero esservi di aiuto, l’ultimo bivio. Vi troverete di fronte una strada sterrata. Proseguite tenendo la sinistra. Da questo punto il sentiero 139 diventa 117 (quest’ultimo inizia dalla chiesetta del borgo di Pierosara mentre il 139 continua salendo sulla scarpata di fronte).

Circa 40 minuti vi separano dal Foro degli Occhialoni. Il sentiero si presenta inizialmente in piano per poi cambiare versante e farsi sempre più ripido. All’ultimo bivio proseguite a sinistra. Ecco che inizia la parte più difficile: vi dovrete trasformare in degli arrampicatori, nel senso che dovrete inerpicarvi su delle rocce fino a raggiungere il Foro. In questo ultimo tratto è fondamentale farsi aiutare da rami e tronchi di alberi.

👉 Il tratto che va dall’ultimo bivio al Foro degli Occhialoni viene considerato di livello EE. Lo è davvero, non lo sottovalutate! Se non siete abituati a camminare e a sentieri di medio-alta difficoltà, vi consigliamo di “alzare gli scarponcini” e tornare indietro. Per nostra esperienza è stata quasi peggiore la discesa della salita.

Una volta superata anche l’ultima roccia, da bravi Indiana Jones potrete riprendere fiato ammirando il Foro degli Occhialoni, questa “finestra” sulla Gola di Frasassi dalla quale si gode un panorama mozzafiato. In passato denominata Grocta Traforata, si tratta di un’antica cavità con tutta probabilità ridottasi a causa del disfacimento delle pareti rocciose.

foro degli occhialoni genga
Foro degli Occhialoni

👉 Attenzione quando vi sporgete per fare le foto da Instagrammini: non ci sono protezioni, quindi chi soffre di vertigini o crede di avere sette vite come un gatto è gentilmente pregato di limitarsi ad osservarlo senza addentrarsi. Al Foro, con la dovuta preparazione e attrezzatura, è possibile anche fare arrampicate.

Dal Foro degli Occhialoni ai Gradoni

Vi è rimasta ancora qualche briciola di energia in corpo? In tal caso è sufficiente proseguire sulla sinistra nel bosco salendo fino ai famosi Gradoni, scale incise sulla roccia che vi condurranno sino ad una cresta a strapiombo sulla Gola. Il terreno è ancor più friabile quindi occorre un’attenzione maggiore, soprattutto in discesa.

Il panorama che si gode dall’alto è senza dubbio di impatto e spazia dai monti Frasassi e Valmontagnana fino a S. Vittore delle Chiuse e la Gola della Rossa. Il Belvedere, come viene anche chiamato questo punto, è il luogo perfetto per godersi la pausa pranzo.

Monte Frasassi
Panorama da i Gradoni

Dal Foro degli Occhialoni alla Grotta del Mezzogiorno

Adesso inizia quella che per noi è stata la parte più difficoltosa: la discesa. Sì perché è vero che in salita può sembrare (anche se a noi è sembrato piuttosto reale) che il cuore stia per esplodere ma è la discesa che ci ha distrutti. Per essere precisi, per due giorni le ginocchia e il muscolo quadricipite superiore hanno gridato vendetta 😅. Acciacchi di gioventù a parte, tornando indietro, al primo bivio che incontrerete, tenete la sinistra e proseguite, rigorosamente in salita altrimenti ci annoiamo, fino a raggiungere la Grotta del Mezzogiorno.

ingresso Grotta del Mezzogiorno
Grotta del Mezzogiorno – ingresso

La grotta è di origine ipogea e, come nel caso delle grotte di Onferno, ospita colonie di pipistrelli. Tranquilli, non ne abbiamo visti anche perché, se non si è speleologi, si può visitare solo la prima sala e questi “deliziosi” animaletti non sono avvezzi alla presenza umana.

Munitevi di torcia frontale o, alla peggio, utilizzate quella del cellulare. La grotta è buia, non penetra un filo di luce e inciampare, facendosi male, è piuttosto facile. Una volta superato il cancello d’entrata, attraverso un cunicolo si accede alla prima sala. Qui sarete circondati da stalagmiti e stalattiti pronte a farsi ammirare con la luce delle torce.

👉 Dalla Grotta del Mezzogiorno, se esperti, opportunamente equipaggiati e con guida, è possibile raggiungere la Grotta della Beata Vergine di Frasassi, per intenderci quella dove si trova il famoso Tempio del Valadier. Come nel caso del Foro degli Occhialoni, anche qui non ergetevi a speleologi se non lo siete. Una volta visitata la prima sala tornate indietro ed evitate, a voi e a chi di conseguenza dovrà soccorrervi, spiacevoli situazioni.

Le sorgenti sulfuree del fiume Sentino

Una volta conclusasi la visita alla Grotta del Mezzogiorno, ripercorrete il sentiero al contrario e tornate al punto di partenza, l’Abbazia di S.Vittore delle Chiuse. Dopo l’arco, prendete la stradina sulla destra che porta al parco “Frasassi Avventura” e continuate a costeggiare il fiume Sentino, le cui acque sono responsabili della creazione della Gola di Frasassi.

In meno di 10 minuti raggiungerete un punto oltre il quale è impossibile proseguire e potrete rilassarvi su una piccola lingua di terra ciottolosa circondati dalle acque sulfuree del fiume. L’odore di uova marce ricorda quello delle acque di Saturnia, d’altronde l’origine è la stessa anche se, a differenza di quelle toscane, queste sono gelide. Diciamo che dopo un trekking così, i vostri piedi non disdegneranno un po’ di fresco. L’unico consiglio che vi diamo è di portarvi delle scarpette da scoglio: anche il fondale è ciottoloso e camminare a piedi nudi non è una buona idea!

sorgenti sulfuree fiume Sentino
Le sorgenti sulfuree del fiume Sentino

Organizzare l’escursione al Foro degli Occhialoni: informazioni pratiche

  • Dove parcheggiare l’auto: il parcheggio di fronte all’Abbazia di S. Vittore delle Chiuse è gratuito. Impostate queste coordinate sul navigatore. Lì troverete anche un piccolo bar (non molto fornito ad onor del vero) dove rifocillarvi.
  • Equipaggiamento consigliato: scarpe da trekking, k-way, bastoncini da trekking (per noi, in salita e in alcuni tratti in discesa sono stati fondamentali), almeno 2L di acqua, snack e pranzo al sacco, crema solare e antizanzare, scarpette da scoglio e costume (se intendete fare un bagno nel fiume), un cambio abiti da tenere in auto in caso di bisogno.
  • Si tratta di un’escursione non adatta a bambini non abituati a camminare. In ogni caso non è un percorso da fare con passeggini.

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