Certificazione Celta: benvenuti all’inferno!

Questo post non ha a che vedere in senso stretto con i viaggi, ma possiamo comunque farlo rientrare nella categoria, sottotitolo “viaggio all’inferno”. 

Chi di voi ha già letto qualche mio post in questa sezione del blog (ah, non lo avete fatto? Male, molto male…..) saprà che insegno inglese. Se non lo sapevate, beh, adesso lo sapete.

Tuttavia, siccome sono fortunata (?), non insegno nella scuola pubblica italiana. Fino al 30 aprile 2017 ho lavorato in una scuola di inglese nella provincia di Rimini, un lavoro che mi ha dato tanto, tolto tanto (grazie miei adorati studenti, le svariate fatture del mio psicologo vi arriveranno a giorni!?) e mi ha permesso di fare la famosa gavetta, di farmi le ossa. Sì perché se è vero che mi è capitato solo pochissime volte di avere a che fare con una classe numerosa, è altrettanto vero che avere studenti diversi ogni ora per svariate ore al giorno è da esaurimento.

Ergo, era arrivato il momento di dire basta, di cambiare aria e di fare anche un passettino in avanti per una “ipotetica” futura carriera. Quindi che faccio? Mi viene la brillante idea, dopo aver avuto il giusto incoraggiamento da parte di due mie colleghe, di conseguire il CELTA, questa parolina così apparentemente carina e graziosa… perché quando si mostra realmente il suo essere carina va direttamente nel bidone dell’organico…

Che cos’è questo CELTA? Certificate in Teaching English to Speakers of Other Languages, uno stupendo pezzo di carta che ti permette di insegnare inglese a persone adulte che ovviamente parlano/vorrebbero parlare inglese come seconda lingua. Il merito della pazzoide organizzazione del corso va dato a Cambridge University, altra graziosa e adorabile istituzione che sforna esami di lingua ogni minuto, per grande gioia di noi insegnanti. Ma torniamo a noi.

Quando iniziai a sondare il terreno con persone già “vittime” di questo corso, notai che tutte, nonostante non si conoscessero, erano concordi nel dire che “è la cosa più difficile che abbia mai fatto ma anche la decisione migliore che potessi prendere”. 

Lo faccio, non lo faccio, lo faccio, non lo faccio…LO FACCIO!

(10 secondi dopo)

Mamma mia l’ho fatto, ormai ho pagato! ?

A dire la verità non è così semplice, prima di essere ammessi si passa attraverso:

✓ metal detector

✓ body scanner aeroportuali

✓un check-up completo

e alla fine, ma solo alla fine, dopo un bel test scritto infinito e un colloquio telefonico di un’ora…..rullo di tamburi….si viene accettati, rientri nei “magnifici 12”. Ma proprio quando sei lì che stai per festeggiare con le note di Barry White manco fossi Ally McBeal…ecco che questi simpaticoni britannici ti rifilano il Pre-Course Task da preparare e consegnare il primo giorno di corso: 50 domande di un’allegria pari a quella provata guardando Il Profumo del Mosto Selvatico.

E va bene, facciamo pure questo come se la trafila precedente non fosse sufficiente…

E fu così che alla fine di maggio mi trasferisco a Roma in un appartamento molto carino in Piazza San Giovanni in Laterano (mi sono trattata bene eh?) in compagnia di una settantenne super sprint (e dalla psiche un tantino da valutare) che non solo mi ha accolta con un “la ragazza prima di te si era esaurita a studiare tutti i giorni anche la notte, mangiando pizza per un mese” – scatenando in me la reazione “ok, vado a casa” – ma mi ha addirittura pulito la stanza e lavato i panni per un mese senza che io chiedessi nulla! (Vabbè, va a compensare la boutade del primo giorno!)

Vi chiederete: un mese a Roma, sai che meraviglia?

Certo, e chi l’ha vista Roma? Avete visto foto sui social? 1, su Instagram, scattata in preda a un giorno di ordinaria follia da studio.

In un mese non ho visto niente di Roma, non ne ho avuto il tempo e le forze.

Dopo i primi giorni ho capito subito perché il corso viene chiamato intensivo. Le tue capacità mentali, le tue certezze, il tuo entusiasmo, tutto spazzato via da giornate interamente passate a scuola e sere/nottate passate a studiare, preparare lezioni, disperarti con i tuoi compagni di sventura al telefono fino a mezzanotte e dieta….meglio non parlarne. Il corso è duro, pesante, mentalmente da esaurimento, ma quello che si apprende ripaga di ogni sforzo, ore di sonno perse, occhi aperti alle 5 di mattina perché hai l’ansia di come potrà andare la lezione, weekend passati a scrivere assignment dove ti viene un dubbio ogni due parole che scrivi e incubi in cui ti vedi il tuo tutor frustarti perché parli troppo!

Tutto questo, ladies and gentlemen, è il corso CELTA, un corso in cui per un mese i tuoi compagni di corso diventano la tua famiglia, coloro che ti sostengono e che capiscono perché li chiami a mezzanotte in preda a una crisi di verbi!

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Ph. Silvia Piccardi

Un corso in cui vedi lo studente e l’insegnamento sotto un’ottica completamente diversa, talmente diversa che chi come me ha già insegnato non può non fermarsi a ripensare a come ha insegnato fino a quel momento e come avrebbe potuto fare le cose in modo diverso se avesse fatto il corso prima. Rimorsi a parte, già a metà corso non ho potuto che ritrovarmi completamente d’accordo con quanto detto dalle mie colleghe: “è la cosa più difficile che abbia mai fatto ma anche la decisione migliore che potessi prendere”. 

Grazie Cambridge, questa volta l’hai studiata proprio bene.

E comunque prima o poi, un girettino al centro dove preparate gli esami me lo voglio proprio fare, devo capire che soggetti ci lavorano!

xoxo

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20 commenti

  1. L’ho immaginato come una di quelle sette segrete che ti rapiscono e ti costringono a cucire i palloni negli scantinati mentre su uno schermo scorre in loop il profumo del mosto selvatico…vabbè era un medley ahahahah 😛 Dai è stata dura ma ce l’hai fatta!
    Quanto mi piaceva Ally McBeal *_*

    1. La setta dove devi cucire i palloni negli scantinati poi me la devi spiegare bene quando ci conosceremo ?
      Comunque, rapimento a parte ci si avvicina molto … ?
      Un abbraccio
      Erica
      Ps. Ally McBeal mi capita ancora di guardalo in TV e non ti nascondo che ogni tanto in bagno davanti allo specchio sento Barry White che canta…

  2. Posso confermarlo!! È la cosa più difficile che abbia mai fatto nella mia vita! Abitavo a Sydney, lavoravo 40 ore a settimana in ufficio, tornavo a casa e, dopo aver fatto le solite faccende domestiche, studiavo come una matta e preparavo lezioni fino a notte fonda, senza contare le 14 ore settimanali in aula (ho fatto la versione part time, di 10 settimane, perché lavoravo). È stata un’esperienza che mi ha svuotato e credo di non essermi ancora ripresa mentalmente nonostante sia passato parecchio tempo! Ahah ma è stato anche meraviglioso, non ho mai imparato così tanto e bene come in quel corso, e le persone che hanno condiviso questa pazzia con me saranno sempre nel mio cuore! 🙂

    1. Anche io avevo pensato a un corso part-time ma alla fine, vuoi perché avrei dovuto fare la “fuori sede” per tre mesi invece di uno, vuoi perché (soprattutto) volevo togliermelo il prima possibile, ho optato per l’intensive e con il senno di poi ho fatto bene (precisazione d’obbligo – non lavoravo…)
      Anche per me i miei compagni di corso sono stati preziosi e spero proprio di rimanere in contatto con almeno alcuni di loro (tutti direi che è un’utopia).
      E’ stata dura ma è valsa la pena, assolutamente!
      Grazie per essere passata
      Erica

    2. Ciao Agnese,
      anch’io sto pianificando di frequentare il corso CELTA e volevo chiederti se in Australia fosse possibile utilizzarlo per lavorare all’interno delle scuole di lingua.
      Grazie mille. 🙂

  3. Ma questo non è un corso per insegnanti di inglese, è il corso di addestramento per entrare a far parte dei navy seals! A un certo punto della mia vita – appena finita l’università – avevo pensato di diventare insegnante di inglese, ma poi ho trovato lavoro e ho lasciato perdere. Non so se sia stata la decisione giusta, ogni tanto me lo chiedo ancora…

    1. Io ormai insegno da quasi 10 anni e penso che, come accade a chiunque anche solo per 5 minuti nel corso della vita, ci siano momenti in cui ti chiedi “chi me lo ha fatto fare”. E’ per questo che avevo bisogno di una scossa (in questo caso una serie intensiva…?), magari non mi porterà a niente, ma se c’è una cosa che odio non fare nulla se c’è una situazione che non mi soddisfa più!
      Nella peggiore delle ipotesi posso sempre fare domanda per entrare nei marines!
      Erica

  4. L’insegnamento è sempre stato il mio sogno nel cassetto, e avendo fatto il liceo linguistico prima e La facoltà di lingue dopo sulla materia non avrei molti dubbi… credo che insegnare con passione sia uno dei lavori più difficili ed appaganti che ci possa essere. E continuare a studiare fa parte del gioco.

  5. Non so ancora se la voglia di insegnare m l’hai fatta venire o passare! A parte gli scherzi, credo che l’insegnante sia una delle professioni più belle e appaganti in assoluto, quindi sarei ben disposta a impegnarmi per riuscirci. Ma questo corso che hai descritto tu… da panico, eh?

    1. Posso assicurarti che la voglia non solo non mi è passata, ma è addirittura aumentata! Un corso davvero duro, vero, ma sta dando i suoi frutti!

  6. ciao! sto valutando di fare il celta a Sydney per poi tornare in Italia, secondo voi si trova lavoro in patria? Noto che la maggior parte degli annunci di lavoro richiede madrelingua inglese, sono molto combattuta!

    1. Ciao! Il lavoro in patria si trova se hai partita IVA (io non ce l’ho), altrimenti di contratti ne fanno pochi e solo nelle grandi città. Io abito a Rimini e di scuole di lingua ce ne sono poche, infatti sto valutando di tornare in Inghilterra o comunque estero. Purtroppo nel nostro paese non basta avere il Celta, c’è ancora la concezione che se non si è madrelingua non si può insegnare l’inglese.

    2. Detto questo (scusa ma mi è partito il primo commento ma non avevo terminato), se vuoi insegnare inglese il Celta te lo consiglio a priori, indipendentemente dalle possibilità di lavoro in Italia.

  7. Ciao Erica!
    Io ho fatto il corso CELTA due mesi fa e ho vissuto le tue stesse emozioni.
    Davvero noi italiani possiamo insegnare inglese nei paesi anglofoni? Soltanto in Italia la gente rompe per avere il madrelingua?

    1. Per ora ho sperimentato un summer camp a Cheltenham questa estate ma sì, possiamo insegnare anche nei paesi anglofoni. E sì, in Italia rompono per avere i madrelingua…o almeno è questo ciò che sto vivendo sulla mia pelle e che noto nei vari annunci.

  8. Ciao, innanzitutto grazie per aver raccontato la tua esperienza!
    Sto passando le pene dell’inferno tra le integrazioni di CFU per le graduatorie MIUR o addirittura tentare il fantomatico concorso, un lavoro frustrante e stancante in un supermercato, invio di CV come fossero frisbee che vanno a perdersi chissà dove, nel silenzio di una mail che non ha notifiche di risposta.
    Lo scorso anno scolastico ho “tentato” di insegnare a dei ragazzini problematici in un professionale privato (14-18 anni, thc e trap addicted, se andava bene vivevamo in un clima di soft-bullismo, ma vabè), prima mia vera esperienza con una classe e in una scuola. Ora sto valutando di insegnare inglese, ma vorrei anche formarmi per saperlo fare come si deve, e anche perché tutte le scuole private di lingue (almeno a Torino) cercano madrelingua o con CELTA.
    Una domanda: qual è il prezzo economico da pagare? L’esaurimento nervoso l’ho già messo in conto!!! I vari siti danno info su tutto, ma non parlano di costi, suppongo perché anche quello sia un forte deterrente per esistenze già precarie.

    Intanto grazie ancora per le info, buone feste!
    Viviana

    1. Ciao Viviana! Io ho rinunciato da tempo alla scuola pubblica, troppe complicazioni (inutili) e un circolo vizioso nel quale non mi sento assolutamente di voler entrare 😅. Una cosa però mi sento di dirtela (perché in questi due anni ne ho sentite di ogni…): per ottenere la certificazione CELTA occorre essere davvero motivati e voler insegnare inglese come carriera. L’esaurimento nervoso e i costi non valgono la pena di essere sostenuti solo perché si è in attesa di inserirsi nella scuola pubblica. Il livello di inglese richiesto è pari a quello di un madrelingua e, se si vuole insegnare in Italia, spesso ci si deve scontrare con la vecchia mentalità “non sei madrelingua quindi no, grazie”.
      Detto questo, come ho già sottolineato nel post, è stata la miglior decisione per la mia carriera (insegno inglese da oltre 10 anni), un passo in avanti per la mia crescita personale e professionale che non rimpiangerò mai, anche se domani dovessi smettere di lavorare in questo settore.
      Passiamo alla nota dolente, i costi. Per motivi logistici, due anni fa decisi di frequentare il corso in Italia, più precisamente all’IH di Roma. Il corso intensivo di 4 settimane costava, se non ricordo male, €1880,00. Pagai qualcosa in meno perché approfittai di un’offerta “early bird”. A questo aggiungi il costo del vivere a Roma per un mese (trovai una camera a 5 minuti dalla scuola tramite loro).
      Spero di aver risposto ai tuoi quesiti e, se avrai bisogno di altre informazioni, mandami pure una mail (rivogliolabarbie@gmail.com)
      Buone feste
      Erica

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