Di congressi scientifici

organizzare congressi medici

Dovete sapere che, parallelamente al lavoro di insegnante e traduttrice, per diversi anni ho organizzato, insieme ad una mia collega, congressi scientifici. È un lavoro che, se non lo conoscete, necessita di tanta organizzazione e di una dote fondamentale: la pazienza. Beh, che differenza c’è rispetto a tutti gli altri lavori? La differenza sta nella dose, perché con medici e infermieri (categorie con le quali abbiamo avuto a che fare) ci vuole una pazienza smisurata, unita ad una buona percentuale di psicologia. Aggiungerei anche senso dell’umorismo e un po’ di alcol, senza i quali non saremmo sopravvissute tutti questi anni 😂.

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Ora, in tanti anni ci siamo imbattute in una miriade di personaggi diversi, sia partecipanti che relatori, ma ce ne sono stati alcuni che hanno lasciato il segno, vuoi perché rientrano in dei cliché, vuoi perché – ed è questa la categoria che più mi piace – con le loro richieste ed esternazioni mi hanno spesso lasciata basita (cosa alquanto difficile, manager lo sa bene). Ora che però non sono più nel settore, tana liberi tutti! 😎

6 soggetti che non sopporto

Iniziamo da quelli ovvi, quelli che ognuno di noi almeno una volta ha avuto la sfortuna di incontrare:

  1. GESÙ – “Lei non sa chi sono io“: dalle mail che lei o la sua segretaria mi avete mandato, un’idea di chi sia me la sono fatta, mi creda. Se opera come si relaziona con le persone siamo fritti.
  2. IL BYPASS – (con il sorrisino falso tipico dell’ultimo anello della catena alimentare) “È inutile che mi dici che verificherai, tanto appena lo dirò al Presidente (dell’Associazione) sarà lui ad obbligarti“: certo ma mentre andrà dal Presidente, si fermi all’asilo per vedere se è rimasto un posto.
  3. L’ARROGANTE – si distingue dal n. 1 solo per lo status sociale/politico inferiore, non conta una mazza ma si crede un Dio. La tecnica migliore è quella di farli stare sulle spine fingendo che il loro nome non sia su nessuna lista, che nessuna azienda lo abbia sponsorizzato, che non esista nemmeno all’anagrafe della sua città natale (il rischio, quando “improvvisamente” il suo nome spunta fuori, è di sentirsi dare dell’incompetente ma, per quel che vale, il pre è puro godimento).
  4. CAN CHE ABBAIA NON MORDE – adoro questa categoria, oserei dire che spero sempre me ne capiti uno perché mi fanno ridere. Sono quelli che se la prendono con te perché ci hai messo due secondi in più a trovare la sua iscrizione, o imprecano perché sul loro badge il nome è errato, o si lamentano perché hanno il treno alle 11 e il congresso termina alle 13 (con conseguente rischio di non vedersi certificata la presenza al 100%). Sono quelli che alzano la voce – nemmeno gli avessimo ucciso il gatto – e appena accenni a rispondere con tono educato ma fermo mettono la coda tra le gambe. “Mi scusi, non volevo arrabbiarmi, so che non è colpa sua se la mia azienda sanitaria non ha inviato l’iscrizione“. Su, per farsi perdonare vada a dare le testate a quella colonna in cemento armato che mi impedisce la visuale sulla sala!
  5. IO NON LO SAPEVO – questo è quello che attacca, sempre, come un pitbull, senza MAI sapere in fondo per quale battaglia stia combattendo o dando per scontato che la responsabilità non sia MAI sua. Ho scritto appositamente MAI in maiuscolo perché, puntualmente, questi soggetti non hanno MAI ragione e, una volta di fronte all’evidenza, ripiegano su un umile “non lo sapevo, mi perdoni“. Io la perdono ma le consiglio, la prossima volta, di accendere il cervello.
  6. IL TITOLATO – in ambito medico-scientifico, sfoderare i titoli è normale: Dottore, Professore, Fellow, Master, PhD, chi più ne ha più ne metta. Il fatto che tu non sia un medico porta alcuni di loro a considerarti pari a zero. Non dimenticherò mai, alcuni anni fa, la mia conversazione con un cardiologo ad un congresso in Sicilia.

Io) Mi scusi signor …

Lui) Dottore, grazie

Io) Mi perdoni (jackass) Dottor xy (lui si rasserena e la conversazione va avanti fino ai saluti)

Lui) Allora siamo a posto signorina

Io) Dottoressa, grazie

I soggetti che più mi hanno fatto ridere: storie vere

E ora veniamo alla mia parte preferita: scene vere tratte dai nostri congressi che ancora oggi ci fanno ridere fino alle lacrime. Ecco alcuni esempi.

  • La scheda di iscrizione riporta le seguenti informazioni: “L’associazione emetterà regolare fattura per le quote di iscrizione […] e al totale occorrerà versare €2 per la marca da bollo per ciascuna fattura emessa”. Secondo voi, a quanti ho fatto fare un bonifico da €2? Su, indovinate!
  • “Io non ho bisogno della fattura, potete fare del nero”What? Mi scusi, non siamo al mercato dove possono anche non farle lo scontrino.
  • Ricevo la contabile di pagamento di due iscrizioni con due marche da bollo appiccicate sopra 😩. Al telefono, una delle due partecipanti mi risponde: “immaginavo che non fossero da apporre sulla contabile ma non avevo voglia di chiamarla e ho rischiato“. OK.
  • “Ho visto che la quota è di €220,00, può farmi uno sconto?” Come no, mi chiami al Black Friday e vedrò cosa posso fare.
  • “Posso pagare una parte della quota oggi e il resto in sede?” Certo, anche io le darò una parte della risposta oggi e il resto in sede ma le anticipo che non sarà positiva.
  • Sede congressuale: la hostess interrompe la mia già breve pausa pranzo nel back office perché, cito, “ci sono due che stanno dando di matto in segreteria, vogliono parlare con la responsabile, con il commercialista, devono cambiare le fatture….”. Ecco, non è che io sia molto incline all’ascolto e alla comprensione quando sento queste cose, tanto più se questo interrompe il mio pranzo. Come dire, divento un po’ come Viola Davis, meglio che i toni si abbassino.
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Inizio con calma, poi…

E invece… “Senta (non ho scelta, non vi pare?), ci deve fare due fatture distinte altrimenti la nostra azienda sanitaria non ci rimborsa, ha capito?” Ora che vi siete giocate il mio sorriso di circostanza e di gentilezza, adesso mi dite 1) come vi chiamate e 2) per quale azienda sanitaria lavorate (così magari la chiamo per farvi licenziare). 3) Certo che ho capito! Ho capito che siete due esaurite maleducate. 4) Non cambio nessuna fattura, la prossima volta lo specificate nella mail, al massimo (e se abbassate i toni – tradotto la smettete di fare le galline che si azzuffano) posso mandare una mail a chi di competenza. 5) Se vi riazzardate ad alzare la voce in questo modo non mando nemmeno quella, intese? 😡

  • Abbiamo anche avuto un’azienda sponsor che, a fine congresso in fase di disallestimenti, ha lasciato il proprio tavolo operatorio nel bel mezzo della sala espositiva, andandosene allegramente a casa (no, dico, lo spostate voi un mostro di non so quanti kg?); un’altra che all’ultimo congresso si è presentata chiedendo dove si trovasse il proprio spazio espositivo senza aver mai firmato il contratto; partecipanti passare ogni ora in segreteria per richiedere extra gadget da portare a figli, nipoti, suoceri, zii, cugini e vicini di casa (che “ho 5 nipoti, o faccio contenti tutti o nessuno” – ecco, ti sei già dato una risposta); gente talmente furba da nascondere il proprio kit congressuale in un angolo e presentarsi da me per chiederne un altro perché “mi scusi, devono avermelo fregato” (guardi, è dietro quella colonna, la prossima volta sia più furba) e, infine, quelli che vogliono lamentarsi dell’organizzazione di fronte a te ma non vogliono offenderti (o ti credono un’idiota) quindi iniziano uno scambio di battute in Maxibon English (poor boy, la tua espressione umiliata di fronte alla mia risposta? Priceless).
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Adesso tocca a voi raccontarmi scene che vi hanno fatto innervosire e/o ridere fino alle lacrime! 😂


Foto di copertina: Pixabay – Free-Photos

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6 commenti

  1. Lavorando con il mio ex capo ho avuto spesso la “fortuna” di dover lavorare in situazioni simili alla tua, ma a contatto con chef e giornalisti del settore food. Ma mi sento di dire che le tipologie e i comportamenti sono esattamente gli stessi! In particolare ricordo lamentele perché la camera d’albergo non era abbastanza bella (parliamo di hotel 4 stelle) o perché toccava pagarsi un caffè e un bicchiere d’acqua dopo che magari avevano avuto TUTTE le spese coperte…
    ci vuole tanta pazienza🤬

    1. Tanta, tanta pazienza ma, non so te, io mi sono fatta anche tante risate. Un esempio? Come lo vedi il mega professorone che si lamenta anche dell’aria che respira, si presenta al congresso con un Mac da 2.500€ e non sa accenderlo o inserire una USB?

      1. Cara Erica, mi mancava la tua verve 😀😁😂. Ricorda che sono sempre la moglie di un medico, attivo partecipante di congressi e gli faccio sempre da tramite/schiava con gli organizzatori, perché avendo lavorato nel settore, comprendo le penne di chi organizza e di chi deve rincorrere i partecipanti per le varie conferme etc… Proprio la scorsa settimana l’ho accompagnato a Matera per un mega congresso di 2000 chirurghi, capisco ahimè la complessità dell’organizzazione, ma diciamo che in quanto a comunicazione non sono stati il massimo anche loro…. Ciao ciao!!! “

        1. Giulia! Credo tu sia l’unica che possa capirmi 😂 Mettiamola così: in ogni settore ci sono delle capre, ne sono più che consapevole: all’ultimo congresso ho ricevuto telefonate da “colleghe” che mi hanno chiesto se – a fronte di una dichiarazione in cui si precisava che le fatture emesse sarebbero state esenti iva ai sensi … – avrebbero dovuto aggiungere l’IVA al totale ☹️

      2. E poi la cosa triste è che questi tizi sono quelli che ci devono curare quando stiamo male 😂
        Tante risate, alle loro spalle! Nel mio caso alle spalle di quei giornalisti che al buffet si riempivano il piatto fino all’orlo come se non mangiassero da anni. Peggio di tanti italiani in vacanza al villaggio all inclusive!

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