Cronaca semiseria del processo ai topi di Glorenza

Glorenza, la più piccola città dell’Alto Adige e una delle più piccole d’Europa, non è solo un piccolo cofanetto medievale dove tutto sembra non aver subito le conseguenze del tempo. Glorenza, infatti, nel XVI secolo, fu teatro di una delle vicende giudiziarie più insolite che si siano mai sentite, una storia che – considerati i protagonisti – avrebbe fatto drizzare le orecchie anche a George Orwell.

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Il processo ai topi

La leggenda narra che, nel 1519, Glorenza fu invasa da una popolazione di roditori, talmente tanti da spingere tale Simon Fliess di Stelvio, il 21 ottobre dello stesso anno e in rappresentanza dei suoi poveri compaesani, a presentare querela contro i topi.

Avete capito bene: i contadini querelarono i topi.

Provate ad immaginare la tipica scena da film americano in cui il messo notificatore bussa alla tua porta e ti consegna l’ordine di comparizione in aula e sostituite voi stessi con dei topi.

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Quest’ultimi furono accusati di arrecare “evidenti danni ingenti alla campagna”, lasciando i contadini nella più completa disperazione, in un periodo in cui la città non godeva di una situazione economica eccelsa. I mancati raccolti, infatti, non permettevano “di poter versare i tributi per Glorenza”. (No, dico, si preoccupavano di non pagare le tasse, altro che Robin Hood e sceriffo di Nottingham!).

Fatto sta che la città, essendo anche sede del tribunale, vide istituirsi il primo processo, con tanto di avvocato difensore d’ufficio, a dei roditori, accusati di furto al signore feudale. Un’accusa da non prendere sotto coda 😜! Il procedimento, passato alla storia come “il processo ai topi di Glorenza”, iniziò il 26 ottobre del 1519 e terminò, pensate, il 2 maggio dell’anno successivo, giorno di lettura della sentenza. In aula, il giudice Wilhelm Hasslinger, Minig Schwarz in qualità di avvocato dell’accusa e Hans Grienenber per la difesa.

Arringhe, testimonianze, un processo in piena regola. Che io ci ho provato ad immaginare un ipotetico interrogatorio al topo e più o meno è andata così:

  • Avvocato dell’accusa: “Signor topo, Lei afferma di essere il responsabile, insieme al suo gruppo, della distruzione di interi raccolti ai danni dei contadini di Glorenza? Uno squit per sì e due per no”.
  • Topo: “Squit squit”
  • Avvocato dell’accusa: “Non è forse vero che nei campi sono state ritrovate impronte compatibili con quelle di suo zio?”
  • Topo: “Squit squit”.
  • Avvocato dell’accusa: “Vostro onore, l’imputato sta chiaramente mentendo sotto giuramento”.
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Torniamo al processo. Nonostante l’avvocato difensore, i roditori furono riconosciuti colpevoli, sollevando i contadini dall’ipotesi di insolvenza nei confronti della città. Gli furono tuttavia riconosciute delle attenuanti poiché, mangiando le larve ed altri insetti e concimando la terra, avevano reso dei servizi alla comunità. Il giudice condannò i topi all’esilio in una zona a loro riservata oltre la sponda sinistra del fiume Adige ma, prima che venisse battuto il martelletto, l’impavido avvocato difensore riuscì ad ottenere una serie di condizioni vantaggiose per i propri assistiti. Si decise così:

  • la costruzione di un ponte per permettere a questi animaletti il passaggio verso la loro “nuova casa”;
  • che cani e gatti rimanessero rinchiusi nelle case per non ostacolare l’esodo di massa per tutto il periodo stabilito;
  • la concessione di due settimane supplementari per raggiungere il nuovo domicilio per i roditori più giovani, quelli malati e per le femmine gravide. Altro che welfare!

La sentenza fu depositata e archiviata ufficialmente, con tanto di regolare sigillo. I topi, presenti in aula durante il processo, non poterono far altro che prendere atto della sconfitta ed andarsene. Sul come lasciarono Glorenza non vi sono notizie certe. Si narra, tuttavia, che dalla lontana Hamelin, in Germania, fu necessario chiamare un pifferaio magico…

Ricorso in appello?

Cosa succederebbe se, dopo cinquecento anni, le nuove generazioni di topi esiliati da Glorenza ricorressero in appello? E se lo facessero negli Stati Uniti?

Che cosa c’entrano gli States con dei roditori? Domanda legittima.

Il barlume di speranza per i roditori di vedersi ribaltare la sentenza in appello arriva dal giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti Antonin Scalia (mica siamo a Law&Order, qui siamo su altri – e alti – livelli). Colui che fino a pochi anni fa fu uno dei nove membri della Corte Suprema, durante una sua visita in Val Venosta entrò in possesso degli atti del processo. Sebbene inizialmente divertito dalla storia e intenzionato a stare al gioco, Scalia cambiò espressione leggendo i documenti. Conclusa l’analisi delle “sudate carte” – pare apprezzandone l’equità della sentenza – ravvisò una possibilità d’appello per i topi.

Dite che il caso verrà riaperto? Si accettano candidature per la difesa dei roditori!

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2 commenti

  1. Nella sua incredibile assurdità ho ritrovato così tanta attualità con le farneticazioni di tanti svalvolati di oggi 😀
    Avranno saldato la parcella dell’avvocato i topolini? 🙂

    1. Vorrei poter dire il contrario ma hai ragione, è un’amara somiglianza…
      Quanto alla parcella, voci di corridoio dicono che l’avvocato li abbia ingaggiati per preparare succulenti pasti da chef francese. Ah no, quello era Remi di Ratatouille 😂

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