Cosa vedere a Sutri, antico borgo della Tuscia viterbese

Se dovessimo definire la Tuscia viterbese in base a ciò che abbiamo visto lungo tutto il nostro itinerario di 4 giorni, potremmo definirla la terra dei borghi gioiello. E Sutri ne è un perfetto esempio. Arroccata su un imponente promontorio tufaceo, Sutri deve la sua esistenza alla presenza degli Etruschi, anche se la leggenda che vede la sua creazione al dio Saturno è senza dubbio più avvincente. D’altronde, compare anche nello stemma della città!

Oggi uno dei borghi più belli d’Italia e Bandiera Arancione del TCI, Sutri non offre solo uno spaccato della presenza etrusca, ma anche di quella romana e medievale. Grazie alla sua posizione, sulla Via Cassia, Sutri è una delle destinazioni ideali per una gita fuori porta da Roma e da Viterbo. Una passeggiata nel suo centro storico, ben conservato, è davvero piacevole, soprattutto perché non si tratta di un borgo spopolato, al contrario. Le sue botteghe e i piccoli negozi di paese animano l’atmosfera del borgo, creando un perfetto equilibrio tra patrimonio storico-culturale e sociale.

Cosa vedere a Sutri: itinerario dentro le mura

All’interno delle mura etrusche, incorporate poi a quelle medievali, si trovano gli edifici principali del borgo, a carattere religioso ma non solo. Ecco le tappe principali entrando da via IV Novembre:

  • la Torre Fortebracci, una delle poche case-torri rimaste a Sutri;
  • la Cattedrale di Santa Maria Assunta, antica basilica romanica oggi dalle forme rinascimentali e barocche, con uno splendido pavimento cosmatesco e un’affascinante cripta, testimonianza di epoca longobarda, con le sue navate e volte in tufo;
  • il Museo di Palazzo Doebbing, adiacente la cattedrale, così rinominato in onore di J. B. Doebbing, vescovo di Sutri nei primi del ‘900;
  • la piazza del Comune, antico foro romano della città. Riconoscibile dalla fontana centrale a quattro vasche, nell’atrio comunale è conservata parte del lapidarium, con una raccolta di reperti di diverse epoche e un sarcofago romano;
  • l’antico lavatoio in peperino, oggi con la funzione di fontana;
  • la chiesa della SS Concezione Immacolata di Maria, ancora oggi di proprietà delle monache di clausura, con uno stupendo soffitto a cassettoni in legno.

Museo di Palazzo Doebbing

A fianco della Cattedrale, il Museo di Palazzo Doebbing rappresenta un polo artistico di prim’ordine dal 2018. L’edificio stesso che ospita le varie collezioni è già un buon motivo per visitarlo. Palazzo Vescovile sin dal Medioevo, deve il suo nome a Padre Joseph Bernard Doebbing, vescovo di Sutri e Nepi dal 1900 al 1916, il quale lo ristrutturò e lo utilizzò anche per promuovere iniziative dedicate ai giovani.

Palazzo Doebbing è un felice connubio di capolavori dell’arte sacra/antica e contemporanea. Le sue sale ospitano opere di altissimo livello, con autori contemporanei che, in tutta onestà, non conoscevamo e che ci hanno stupiti in positivo.

La collezione permanente del museo spazia da manufatti di epoca romana, il più importante dei quali è senza dubbio l’Efebo del I secolo d.C., ad opere di arte sacra, fino a tele di pittori del calibro di Antoniazzo Romano. L’Efebo di Sutri, in particolare, è un vero e proprio gioiello. Una statua in bronzo ritrovata da due contadini del posto nel 1912: una vicenda che tanto ricorda il ritrovamento dei Bronzi Dorati di Pergola.

Parallelamente alla collezione permanente, le mostre temporanee. Quella che abbiamo visitato, “Eccentrici e solitari”, conta oltre 200 opere di artisti decisamente fuori da correnti artistiche prestabilite e stimola decisamente la curiosità. Una selezione insolita che include ritratti, fotografie, paesaggi, realtà di fantasia. Se dovessimo descrivere questa mostra utilizzando cinque aggettivi, sarebbero eccentrica, indagatrice, disincantata, psicologica e sperimentale. Un percorso che mette in risalto ironia, follia e solitudine.

Informazioni utili per la visita:

  • giorni e orari di apertura: 1 aprile-30 ottobre, dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 19 (ultimo ingresso alle 18.30).
  • Biglietti di ingresso: il biglietto intero costa €10 (ridotto €8).
  • Biglietto combinato Sutri Pass: include la visita a Palazzo Doebbing e al Parco Archeologico (anfiteatro romano e mitreo, con audioguida) e costa €15. Vi consigliamo questa soluzione perché si tratta di due luoghi imperdibili di Sutri.

Cosa vedere a Sutri fuori le mura

Se il borgo racchiuso all’interno delle mura già da solo è un motivo valido per visitare Sutri, aspettate di scoprire i gioielli che questo paese è pronto a svelarvi fuori dalle mura:

  • il Parco Archeologico dell’Antichissima Città di Sutri;
  • i giardini di Villa Savorelli e il Bosco Sacro;
  • la grotta di Orlando.

Prima di dirigervi verso il Parco Archeologico, fate una tappa alla piccola chiesa della Madonna del Tempio, in passato di proprietà dei Cavalieri di Malta. Da lì, percorrete a piedi parte della passeggiata lungo l’antica necropoli etrusco-romana. Si tratta di ben 64 tombe rupestri, scavate nel tufo, che si estendono per circa 180m e che, a partire del Medioevo, purtroppo furono oggetto di saccheggi.

A pochi minuti a piedi dalla necropoli raggiungerete anche la Grotta di Orlando. La leggenda vuole che a Sutri sia nato Orlando Paladino, il famoso paladino di Francia. Pare che la sorella di Carlo Magno, Berta, si fermò a Sutri durante la sua fuga verso Roma, essendo stata diseredata per essersi innamorata (e non solo) di un uomo di umili origini. In questa grotta iniziò il travaglio. Il neonato le scivolò dalle mani e rotolò sull’erba, causando l’urlo della madre che esclamò “oh, le petit rouland!“. Fu quell’evento a conferire il nome al bebè e alla valle, Rotoli.

Il Parco Archeologico dell’Antichissima Città di Sutri

Il fascino delle aree archeologiche è unico: all’apparenza possono sembrare sempre tutte uguali ma alla fine scopri sempre degli oggetti, delle storie e delle leggende che le differenziano le une dalle altre. Nel caso di Sutri, il parco archeologico si estende su un territorio protetto, tra i più suggestivi della Tuscia.

La prima tappa alla scoperta dell’area archeologica è l’anfiteatro romano, risalente all’epoca tardo repubblicana o inizio imperiale, completamente scavato nel tufo senza alcun tipo di muratura di sostegno. Inizialmente utilizzato per gli spettacoli gladiatori, aveva una capienza di circa 7.000 spettatori, divisi su tre livelli, specchio delle classi sociali dell’epoca: in alto trovava posto la plebe, al centro il ceto medio, in basso il ceto senatorio. In Italia, una costruzione del genere la troverete solo a Cagliari. Divenuto l’emblema di Sutri, ancora oggi ospita spettacoli teatrali. Non sappiamo voi ma noi non abbiamo mai assistito ad uno spettacolo in un anfiteatro romano e possiamo solo immaginare quanto possa essere suggestivo!

anfiteatro romano Sutri
Anfiteatro romano

A pochi metri dall’anfiteatro vi aspetta una vera e propria chicca, il Mitreo o chiesa della Madonna del Parto. Si tratta di un luogo unico che ti abbraccia con la sua atmosfera mistica. Prima di essere consacrata alla Madonna del Parto, questo luogo fu utilizzato prima come tomba etrusca (ne sono visibili due all’ingresso), poi come tempio pagano dedicato al dio orientale Mitra e successivamente chiesa dedicata a San Michele Arcangelo. In pratica si entra in un luogo con oltre 2.600 anni di storia che trasuda e si manifesta attraverso i suoi affreschi e la sua architettura.

Ciò che colpisce subito è il trittico di affreschi del ‘300 del vestibolo, non appena varcata la porta di ingresso. Se nel primo e nel terzo sono raffigurati Santi e la Vergine, in quello centrale è narrata la leggenda del pastore gargano. La storia narra di come il pastore, in seguito ad aver perso il suo toro, rifugiatosi in una grotta, ritrovandolo tentò di scagliargli contro tre frecce. Sfortunatamente per lui, grazie all’intervento di San Michele Arcangelo, le frecce non arrivarono al toro bensì tornarono indietro colpendo la gamba del pastore. Il mandriano raccontò dunque la vicenda al vescovo locale il quale, dopo aver visto in sogno San Michele, consacrò a lui la grotta, esaltandone il potere di proteggere chiunque vi trovasse riparo all’interno.

Sempre nello stesso affresco, vi sono in basso tre figure più piccole: si tratta di una coppia di sposi che paga un pellegrino affinché effettui il pellegrinaggio al posto loro. Perché un’usanza del genere? Perché si trattava di un percorso pericoloso da affrontare (non a caso nel terzo affresco è raffigurato San Cristoforo, protettore dei viandanti). A simbolo dell’avvenuto pellegrinaggio, quest’ultimo avrebbe dovuto donargli una piuma.

Superati gli affreschi si accede al vero e proprio mitreo, scavato nel tufo nel III secolo d.C.. Del periodo pagano si sa che, dove si trova oggi l’altare, vi era la statua del dio Mitra intento ad uccidere un toro cosmico (al tempo la morte dava vita ad una costellazione, spesso rappresentata sul soffitto dei mitrei). Il rito del battesimo stesso, a cui partecipavano solo uomini, prevedeva l’uccisione di un toro, il cui sangue colava sulla persona fino a scivolare lungo la navata fino a raccogliersi in una fossa.

Una volta divenuto chiesa cristiana, le navate laterali vengono affrescate con raffigurazioni aventi la Vergine Maria come protagonista, nonché Santa Caterina, protettrice delle nutrici. Dentro questa chiesa, infatti, si recavano donne in dolce attesa o che chiedevano la grazia per poter restare incinta. Un aspetto che ci ha ricordato tanto la Madonna del Latte nella chiesa di San Marco a Montecassiano. L’affresco principale raffigurante la Madonna del Parto è sullo sfondo.

Informazioni utili per la visita:

  • giorni e orari di apertura: martedì-domenica, dalle 10 alle 19 (ultimo ingresso alle 18.30). Gli orari del mitreo sono diversi e ridotti rispetto all’anfiteatro, quindi vi consigliamo di controllare sempre gli aggiornamenti sul sito ufficiale così da organizzare al meglio la vostra visita.
  • Biglietti di ingresso: il biglietto intero costa €8 (ridotto €6) ed include la visita al mitreo. Se intendete visitare solo l’anfiteatro, il biglietto costa €5 (ridotto €3). Entrambe le opzioni prevedono audioguida in omaggio. Se potete, partecipate ad una visita guidata, non ve ne pentirete!
  • Biglietto combinato Sutri Pass: €15, include la visita a Palazzo Doebbing.

Il Bosco Sacro di Sutri

Una volta usciti dal mitreo, risalendo la collina, raggiungerete Villa Savorelli, un esempio di villa rinascimentale di cui sono visitabili solo i suoi giardini all’italiana. Proseguendo si arriva ad una lecceta secolare, quella che viene comunemente chiamata Bosco Sacro di Sutri.

Definirlo un luogo magico sarebbe riduttivo. Sì perché i lecci sono un tipo di albero da sempre legato all’aldilà e al trapasso. Sia Greci che Romani dicevano che le tre Parche funerarie si cingessero il capo con le sue foglie, Ovidio stesso narrava che le api, icone delle anime immortali, amassero posarsi sui lecci. Sono sempre stati considerati alberi in grado di emettere profezie, questo perché assorbivano l’energia divina del cielo essendo spesso colpiti dai fulmini.

I boschi e le foreste sono da sempre associati alla presenza di esseri soprannaturali: fauni, fate, ninfe, satiri, dèi, tutte figure che suggestionano la mente dell’essere umano e, allo stesso tempo, infondono spiritualità e misticismo. Provate a passeggiare nel Bosco Sacro di Sutri, chissà che una di queste creature non vi si palesi davanti agli occhi e vi racconti qualche storia!

▶︎ Camminando vi imbatterete nella “statua della donna velata”, chiaro riferimento alla “Iside velata”, la dea nascosta sotto la cui preziosa stoffa si cela la verità che sarà rivelata un giorno. A meno che non siate “il vero iniziato”, non riuscirete a toglierle il velo trasformando il marmo in seta, ma tentar non nuoce, giusto?

Cosa vedere nei dintorni di Sutri

Sutri si trova nella zona più a sud della Tuscia viterbese e da lì si possono raggiungere numerose località, tutte a meno di mezz’ora in auto. Ecco alcune idee;

  • Ronciglione e il lago di Vico;
  • Nepi e Calcata;
  • Caprarola, con lo splendido Palazzo Farnese;
  • Civita Castellana;
  • Vignanello;
  • Bracciano e il suo lago;
  • Soriano nel Cimino;
  • Vitorchiano;
  • Viterbo.

In collaborazione con Archeoares

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