Cosa vedere a Cesena in 1 giorno: 5 luoghi da non perdere

Sapevate che sono nata a Cesena? Da quando lasciai l’ospedale ancora in fasce, ho sempre vissuto nella provincia di Rimini ma mia madre, nel lontano 1983, decise di darmi alla luce in un’altra zona verace della Romagna, dove l’accento romagnolo, diciamolo, si sente (e bene).

Un’altra cosa che non sapete è che solo alla veneranda età di 38 anni ho deciso di scoprire la città che mi ha dato i natali (va bene, forse sto un po’ esagerando, mi sono sentita un po’ come Shakespeare). Meglio tardi che mai? Vediamo!

Cesena è la classica città a misura d’uomo, con il suo bel centro storico da visitare a piedi o in bicicletta, accompagnati dai palazzi signorili e da edifici che, non solo per il nome, mostrano con forza l’impronta dei Malatesta, grazie ai quali conobbe il periodo di massimo splendore. Un dominio iniziato nel 1378 con Galeotto il Vecchio e terminato il 20 novembre 1465 con la morte di Malatesta Novello e il ritorno della città di Cesena sotto lo Stato Pontificio.

E quella cu’ il Savio bagna il fianco, / così com’ella sie’ tra ‘l piano e ‘l monte, / tra tirannia si vive e stato franco. (Inferno, XXVII 52-54)

Anche Dante, nel canto dedicato ai consiglieri di frode, nella persona di Guido da Montefeltro, descrive Cesena come a metà tra due mondi, non solo sul piano geografico ma anche su quello politico, oscillante fra signoria e comune. Cesena, infatti, si trova a breve distanza dalla riviera adriatica e dai monti dell’Appennino tosco-romagnolo, lambita dal fiume Savio.

Una visita a Cesena che si rispetti non può prescindere da alcuni luoghi simbolo che ne hanno segnato la storia e che, nonostante siano passati secoli, sono ancora in grado di lasciare a bocca aperta chiunque li visiti.

👉 Fate il pieno di cultura e di bellezza ma non dimenticatevi di mangiare! Fermatevi al ristorante Scottadito per un pranzo sfizioso.

La Biblioteca Malatestiana

Partiamo subito in quarta con la visita alla Biblioteca Malatestiana, unico esempio di biblioteca umanistica conventuale perfettamente conservata che si è giustamente meritata di essere inserita dall’UNESCO nel Registro della Memoria del Mondo

Di proprietà dei frati francescani, questa biblioteca era inizialmente talmente piccola da spingerli a chiedere a Papa Eugenio IV l’autorizzazione all’ampliamento. Autorizzazione che fu concessa anche se, nel 1447, con l’intervento di Malatesta Novello, fratello di Sigismondo Pandolfo Malatesta di Rimini, i piani dei religiosi cambiarono. Il Signore di Cesena, infatti, offrì la sua collezione di codici e ben 500 giorni per la costruzione, avocando a sé le decisioni inerenti i lavori e l’acquisizione di nuovi volumi. L’intervento di Malatesta Novello fece sì che la biblioteca ospitasse testi religiosi e volumi che testimoniavano la summa del sapere della metà del Quattrocento. Sono presenti, infatti, testi di storia, filosofia, lettere, arti militari, giurisprudenza, medicina, nonché testi in latino, greco ed ebraico. Una caratteristica che ci ha ricordato la Biblioteca Gambalunga di Rimini.

Entrare nella Biblioteca Malatestiana antica è come entrare in un luogo sacro. Sì perché l’impressione è quella di trovarsi in una piccola chiesa, con le sue tre navate con copertura a volte. La luce che entra dalle finestre conferisce all’ambiente un’atmosfera mistica e risalta i tre colori che contraddistinguono gli stemmi malatestiani: il bianco delle colonne, il rosso del pavimento in cotto e il verde dell’intonaco.

Inaugurata il 15 agosto 1454, presenta alcuni dettagli interessanti e curiosi:

  • sul pavimento è presente l’epigrafe a memoria del suo donatore, Malatesta Novello, “Mal(atesta) Nov(ellus) Pan(dulphi) fil(ius) Mal(atestae) nep(os) dedit”, ovvero “Malatesta Novello figlio di Pandolfo nipote di Malatesta diede”;
  • la raccolta conta ben 343 manoscritti;
  • nel ‘400, le pareti fungevano da libro firme: chi frequentava la biblioteca aveva la pessima abitudine di lasciare traccia del proprio passaggio firmandosi sul muro;
  • all’epoca, gli uomini non erano propriamente dei giocatori di basket quanto a statura e tendevano a leggere ad alta voce, nonostante si trattasse di un luogo deputato alla concentrazione. Per ovviare a questo problema, si costruirono schienali più alti affinché assorbissero le onde sonore di chi decideva di far sapere a tutti cosa stesse leggendo.

Il portale di ingresso, opera di Cristoforo da San Giovanni in Persiceto, non è da meno. A guardarlo sembra la facciata di un tempio, con colonne scanalate e il timpano. Creato da Matteo Nuti, come riporta l’epigrafe accanto alla porta, è ricco di simboli legati alla famiglia:

  • l’elefante indiano sul timpano, con il cartiglio “L’elefante indiano non teme le zanzare”, un motto a testimonianza del fatto che i Malatesta non temevano i nemici, ritenuti fastidiosi e insignificanti;
  • le tre teste, la scacchiera, la rosa canina e lo steccato, simbolo di forza proprio dei Malatesta di Cesena.

👉 Per aprirla servono due chiavi e, in passato, era sorvegliata da un custode nominato dal Consiglio degli anziani della città.

Infine la Biblioteca Piana, caratterizzata da libri molto particolari e di grandi dimensioni, i corali. Così grandi perché tutto il coro doveva poter essere in grado di leggere sia le note che il testo. Pio VII ne fu proprietario e fu lui a destinarla alla città all’atto del testamento. La collezione vanta oltre 5.000 codici, quasi tutti a stampa. Molti di questi furono riportati in Italia dopo essere stati portati via dalle truppe napoleoniche grazie al Papa e alla mediazione di Antonio Canova.

Visita alla Biblioteca Malatestiana: informazioni utili

  • Orari e giorni di apertura: dal martedì alla domenica e festivi, dalle 10 alle 16.
  • Biglietti: intero €5, ridotto €4. Se visitate la biblioteca nel giorno del vostro compleanno, l’ingresso è gratuito!
  • Prenotazione della visita: scaricate l’App IoPrenoto e prenotate da lì la vostra visita guidata. Diversamente, potete inviare una email a prenotazioni@comune.cesena.fc.it o chiamare il numero 0547/610892.
  • Per qualunque variazione di orari e/o aggiornamenti, consultate il sito ufficiale.

Piazza del Popolo e Rocca Malatestiana

Piazza del Popolo è il cuore della città. Voluta da Andrea Malatesta – che fece spianare parte delle pendici del Colle Garampo – è circondata da edifici a dir poco affascinanti.

Il principale è senza dubbio Palazzo Albornoz, sede del Comune, edificato per volontà del cardinale Albornoz a metà del 1300. Piazza del Popolo, tuttavia, è inconfondibile grazie alla presenza della cinquecentesca Fontana Masini. Uno dei simboli di Cesena, è realizzata in pietra d’Istria, ricca di decori e, sul lato nord, presenta lo stemma di Papa Sisto V.

👉 A pochi metri dalla piazza (posizione su Google Maps), fermatevi ad ammirare una delle opere del maestro del bronzo Leonardo Lucchi, “Gli Equilibristi”, dedicata alla bellezza e magia del circo.

Infine la Rocchetta di Piazza, del 1466, una cortina muraria alla cui sommità si trova la Loggetta Veneziana, un camminamento collegato al Torrione del Nuti, a loro volta collegati alla Rocca Malatestiana, la fortezza militare della città risalente al 1380.

piazza del popolo cesena
Piazza del Popolo

La Rocca Malatestiana, sulla sommità del Colle Garampo, è molto vicina alla piazza e la sua costruzione iniziò grazie a Galeotto Malatesta. Con la sua maestosità riuscì ad affascinare persino Leonardo da Vinci, in visita a Cesena nel 1502 su richiesta di Cesare Borgia. Collegata a Piazza del Popolo tramite il Parco della Rimembranza, ospita il Museo di Storia dell’Agricoltura e delle Armature. I camminamenti interni, il museo e gli spalti possono essere visitati prenotando una visita guidata sul sito ufficiale.

  • Giorni e orari di apertura: aperta il sabato e la domenica con visite guidate ogni ora dalle 11 alle 13 e dalle 15 alle 17. Dal lunedì al venerdì è aperta su prenotazione (chiamare il 366/8274626)
  • Biglietti: intero €5, ridotto €4

👉 Se non volete visitare il museo, si possono ammirare le due torri e le fortificazioni passeggiando nel parco fino a raggiungere la sommità del colle. Il panorama è garantito (e gratuito)!

Duomo (Cattedrale di San Giovanni Battista)

Il Duomo di Cesena, con la sua facciata romanica e i suoi interni in stile gotico, è dedicato a San Giovanni Battista. Voluto da Galeotto Malatesta, fu in pratica Andrea Malatesta ad iniziare i lavori nella seconda metà del ‘300.

Tra le meraviglie in esso contenute, meritano un occhio di riguardo la Cappella della Madonna del Popolo, in stile barocco, e il cinquecentesco altare del Corpus Domini in marmo bianco.

Teatro Bonci

Il teatro Bonci è un po’ come l’aperitivo, ti prepara alla cena stuzzicando le papille gustative. Un sorprendente esempio di teatro ottocentesco, tra i più prestigiosi teatri storici italiani, dall’esterno in stile neoclassico e dal palcoscenico imponente, tra i più grandi d’Europa.

👉 Durante gli allestimenti degli spettacoli, il teatro non è visitabile. Vi consigliamo di contattare lo 0547/355724 per verificare la possibilità di partecipare ad una visita guidata o controllare il sito ufficiale.

Abbazia di Santa Maria del Monte

A soli 20 minuti a piedi (o 5/10 minuti in auto) si trova l’Abbazia di Santa Maria del Monte. Nonostante il suo stile prevalentemente rinascimentale, il nucleo originario del monastero risale all’anno 1000. Un’abbazia dalla storia a dir poco turbolenta, fatta di assedi, guerre e numerose ricostruzioni.

Preso d’assedio nel 1300 dalle truppe di Federico da Montefeltro, danneggiato da un terremoto nel 1337, occupato dal tiranno di Forlì Francesco Ordelaffi (causando l’abbandono dell’abbazia da parte dei monaci), il complesso vive un periodo di pace con i Malatesta. Nel 1756, il monastero vede l’ingresso del conte Chiaramonti, futuro Papa Pio VII.

👉 Cesena è detta “la città dei tre Papi”: oltre a Papa Pio VI e Pio VII, entrambi di origine cesenate, Pietro Francesco Orsini da Gravina di Puglia, futuro Benedetto XIII, prima di diventare Papa fu vescovo della città.

Durante l’invasione delle truppe napoleoniche, i monaci lasciano nuovamente il monastero, i beni vengono venduti e la biblioteca dispersa. La chiesa, tuttavia, non chiude e l’abbazia, nel 1819, Papa Pio VII la affida alla congregazione cassinese. Durante il Risorgimento, la lotta tra “papalini” e “repubblicani” culmina con la battaglia del Monte, durante la quale 2000 giovani romagnoli tentarono di resistere alle truppe pontificie e austriache.

Nasce lo Stato italiano, i monaci vengono cacciati per poi tornare otto anni dopo grazie all’Abate Krug. La prima guerra mondiale vede il monastero come punto di riferimento per l’accoglienza dei profughi. Durante la seconda guerra mondiale, sono famiglie ebree (e non solo) a trovare rifugio nei sotterranei per sfuggire ai rastrellamenti e ai bombardamenti.

Oggi l’abbazia è visitabile gratuitamente, rispettando gli orari indicati sul sito ufficiale. La chiesa, in particolare la sua cupola, impressiona per la sua struttura e imponenza. Tuttavia, sono le 704 tavolette votive (ex-voto), presenti nel deambulatorio e nella sacrestia della basilica, gli elementi più interessanti della visita. Sebbene alcune, si dice, siano state bruciate per scaldare i profughi durante la prima guerra mondiale a causa del rigido inverno, rappresentano la collezione più antica e completa di tavolette votive in Europa.

👉 Uno degli ex-voto è dedicato a Marco Pantani, cercatelo!

Cosa vedere nei dintorni di Cesena

La posizione di Cesena la rende una destinazione ideale per un fine settimana che non includa solo la visita alla città, bensì un itinerario nei dintorni, alla scoperta dell’entroterra romagnolo, fatto di borghi, tradizioni e natura. Ecco alcune idee:

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2 commenti

  1. Fortissimo il motto dell’elefante! Che splendore la biblioteca, veramente uno scrigno. Gli schienali secondo me non servivano per assorbire il rumore… ma per salvaguardare la nuca da eventuali scappellotti di rimprovero per il baccano molesto 😛
    Non sapevo che fossi di Cesena, t’immaginavo riminese DOC e IGP 😀

    1. Sai che gli scappellotti sono la prima cosa a cui avevo pensato? 😂 È che mi sembrava poco delicato fare la domanda alla guida…
      Quanto alle origini, ho svelato la (terribile) verità, ho tradito la mia Rimini anche se a mia discolpa posso dire che non è stata una mia scelta 🤪
      Mettiamola così, sono come alcuni vini, nati da un incrocio 😂 (e nel mio caso è proprio così visto che mio padre è umbro e mia mamma marchigiana).

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