Primavera in Gallura: itinerario di 6 giorni nel nord della Sardegna

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Scardinare il binomio Sardegna – mare cristallino e vacanze estive può sembrare una missione impossibile. Il blu delle sue acque fa invidia a tante altre blasonate destinazioni balneari ma la Sardegna, in particolare la Gallura, ha tanto da offrire anche nel suo entroterra. Un entroterra dalla natura selvaggia, caratterizzata dal granito, da piante da sughero e lecci e, in primavera, dai magnifici colori delle orchidee selvatiche, delle ginestre e dei fiori di Garibaldi.

L’entroterra gallurese è anche sinonimo di borghi. Tanti quelli che aspettano di essere scoperti e che in primavera, in assenza del turismo di massa, possono essere goduti ed ascoltati senza fretta. Sì, ascoltati, perché sono così ricchi di storia, leggende e tradizioni che sarà proprio l’udito il senso che utilizzerete maggiormente.

Ecco, quindi, il nostro itinerario: una settimana iniziata con una prima tappa a La Maddalena per poi addentrarci verso Luras, Sant’Antonio di Gallura, Calangianus e Tempio Pausania.

itinerario 1 settimana entroterra Gallura

Entroterra della Gallura: un viaggio nella natura

Visitare l’entroterra gallurese in primavera significa andare a Luras per ammirare gli olivastri millenari di Santu Baltolu di Carana, sulle sponde del lago Liscia e rimanere a bocca aperta di fronte alla grandezza de “il Patriarca” (S’Ozzastru), olivastro di circa 4.000 anni, dichiarato Monumento Nazionale nel 1991 e ad un olivastro più piccolo di circa 2.000 anni, i cui rami toccano terra formando giochi di incastri molto affascinanti.

Significa fermarsi a Sant’Antonio di Gallura e, dopo aver visitato il borgo, concedersi un giro in battello sul lago Liscia, bacino artificiale nato grazie alla costruzione di una diga e godersi i primi raggi di sole primaverili e le mille sfumature di colore dell’acqua e del verde circostante.

lago del liscia Sant'Antonio di Gallura
Lago del Liscia

Significa, infine, approfittare del soggiorno a Tempio Pausania per fare un po’ di trekking nella natura incontaminata di Monte Limbara, dove in estate le temperature si attestano sui 20° (per noi è già un buon motivo per andarci! 😜) e ci si ritrova circondati dai tipici tafoni galluresi (rocce granitiche erose dai fenomeni atmosferici), da foreste di lecci, frassini e addirittura sequoie! Se poi vi viene proprio un attacco di caldo insostenibile si può sempre fare un bagno nelle cascate e piscine naturali create dal rio Pisciaroni.

Sempre nei dintorni di Tempio si trova Monte Pulchiana, il più grande monolite granitico della Sardegna. Chiamato anche “il panettone” per la sua forma che ricorda molto il dolce natalizio, è il luogo perfetto per gli amanti del trekking come noi. E poi, diciamolo, non vi stuzzica l’idea di incontrare i Puffi?

conche monte pulchiana
Conca fraicata – Scusate, ma a voi questa casa non vi ricorda nulla?

Ammettiamo di non aver incontrato le piccole creature blu (nemmeno Gargamella ad onor del vero), in compenso il percorso alla scoperta delle conche millenarie (si parla di epoca nuragica) ci ha permesso di saperne di più sulle loro origini, sul loro uso e sui loro abitanti – furono anche un perfetto nascondiglio per i banditi fino alla metà del ‘900. Il percorso è a tratti un po’ impervio, quindi vi consigliamo di indossare scarpe da trekking.

conche monte pulchiana
conche

Entroterra della Gallura: un viaggio attraverso i musei

I musei sono sempre un argomento di dibattito per noi viaggiatori: c’è chi non ne vuole sentir parlare perché li ritiene noiosi, c’è chi non ne fa a meno e c’è chi li visita in caso di maltempo 😅. I musei galluresi, tuttavia, sono diversi: non rappresentano solo il territorio, lo fanno (ri)vivere, sono riusciti a lasciarci di stucco, ad incuriosirci (e non è affatto facile nel nostro caso farlo) e persino ad emozionarci.

Si può iniziare da Tempio Pausania con il Museo Bernardo de Muro, dedicato – appunto – al famoso tenore, dove oggi vengono conservati i suoi costumi di scena, molti oggetti a lui appartenuti come il grammofono a molla e i bauli. Curioso è scoprire (e sentire) come un uomo così mingherlino avesse una voce così potente e che il giorno del suo debutto decise di portare con sé una pistola sul palco per suicidarsi in caso di flop.

Sempre a Tempio Pausania, vicino alla stazione ferroviaria, è possibile compiere un vero salto indietro nel tempo visitando il Museo storico della Brigata Sassari. L’orgoglio è il sentimento che riuscirete a respirare durante la visita: orgoglio di essere sardi, orgoglio di aver creato un’unità ultracentenaria basata esclusivamente su reclutamento regionale che tanto ha contribuito durante la prima guerra mondiale. Documentazione fotografica, oggetti appartenuti ai soldati in trincea, una ricostruzione temporale precisa e dettagliata delle imprese compiute da questi uomini così valorosi e tenaci ai quali è stato dedicato, sempre a Tempio Pausania, il parco delle Rimembranze. All’interno del museo non è permesso scattare fotografie.

Da Tempio Pausania ci spostiamo a Calangianus, patria del sughero che, come tale, non può non ospitare un museo ad esso dedicato. Lo sapevate che il sughero sardo è il migliore al mondo? Se la risposta è no, una visita al Museo del Sughero vi chiarirà le idee e vi aprirà un mondo. Un mondo che vi racconterà del lavoro e dell’incredibile sensibilità degli scorzini – gli uomini che estraggono il sughero – di come in passato questo materiale veniva lavorato e di come riconoscere, oggi, un tappo di qualità. In pratica siamo diventati dei veri esperti: attenzione cari i nostri produttori di vino, da oggi in poi controlleremo ogni singola bottiglia! 😅

A Luras, borgo famoso per il suo artigianato (anche in terracotta), per la produzione di nebbiolo, per avere origini ebraiche (“ogni 25/30 anni a Luras vi è un’altissima percentuale di nascite di bambini con occhi e capelli chiari”) e per essere l’unico centro dove si parla il logudorese (particolare dialetto in cui al plurale l’articolo diventa sempre femminile), il Museo Etnografico Galluras è una tappa imperdibile. In questa casa dei primi del ‘700, interamente in granito a vista, tutti gli ambienti – dalla cantina alla camera da letto – rispecchiano perfettamente le condizioni di vita del periodo.

Il Museo Galluras e sa Femina Agabbadòra

Ma che cos’ha di speciale questo museo? D’altronde, di musei etnografici ne è piena l’Italia (e non solo). Beh, al primo piano vi ritroverete nella camera da letto, una stanza che di per sé non ha chissà che di speciale se non per la presenza, sulla sinistra, di un personaggio vestito di nero con un martello di legno in mano: è sa Femina Agabbadòra. Di mestiere levatrice, questa donna aveva il compito di portare “la dolce morte” ai malati terminali e ai bambini nati con malformazioni, al tempo considerati un peso poiché toglievano forza lavoro e denaro alle famiglie. Era una vera autorità popolare il cui mestiere si tramandava da nonna a nipote, saltando una generazione. Quello che oggi chiamiamo eutanasia, in passato era considerato un atto di misericordia, compiuto seguendo un preciso rituale: sa femina agabbadòra si recava di notte a casa del malato, trovava la porta aperta e, dopo aver spogliato il malato e tolto dalla stanza qualunque oggetto sacro, recitava a lungo il rosario e, con un martello in legno di olivastro, poneva fine alle sofferenze colpendolo nella regione parietale. Un’opera, la sua, compiuta anche nel secolo scorso, con due episodi avvenuti a Luras nel 1929 e a Orgosolo nel 1952.

museo galluras femina agabbadòra Luras
Sa femina agabbadòra

Entroterra della Gallura: un viaggio in epoca nuragica

La Gallura, così come la Sardegna in generale, è terra nuragica, è un dato di fatto. Testimonianze di queste costruzioni sono presenti ovunque in questa regione e aspettano solo di svelare ai curiosoni come noi dettagli sulla vita ai tempi dell’età del Bronzo. Che si tratti di dolmen o nuraghi, la scelta è ampia, sia in termini di grandezza che di funzione.

Si può partire con i dolmen di Luras, costruiti per diventare luoghi di culto e di sepolture collettive, per poi passare a Sant’Antonio di Gallura con il suo monte del nuraghe (lu monti di lu Naracu), dove gli scavi hanno rivelato la presenza di abitazioni, luoghi di sepoltura e fortezze naturali.

Lu Nuracu Sant'antonio di Gallura
Nuraghe Sant’Antonio di Gallura

Tuttavia è Nuraghe Majori a Tempio Pausania quello che più ci ha colpiti: forse è stata la sua imponenza (anche se non si tratta del più grande della Sardegna, nonostante il nome faccia pensare a questo) ad averci conquistati, o forse il fatto che si tratta di un habitat unico dove da aprile una delle sue camere diventa la sala parto per ben 90 micro pipistrelli, o forse ancora la natura circostante e il panorama che si gode da quello che era un terrazzo costruito con lo scopo di controllare il territorio. Nuraghe Majori è senza alcun dubbio una delle tappe da inserire in un itinerario in Gallura.


Siamo arrivati alla fine del nostro viaggio: vi abbiamo portato con noi nel bel mezzo della natura, alla scoperta di luoghi preistorici e di tradizioni secolari. Prossimamente vi sveleremo altri luoghi da non perdere ma, al momento, possiamo affermare con certezza di avervi dato tutte le informazioni necessarie per organizzare un bel tour in Gallura. Si parte? 🙃


In collaborazione con Associazione Gallura Turismo e i comuni di Luras, Sant’Antonio di Gallura, Tempio Pausania e Calangianus.

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12 commenti

  1. Vero, non è facile a parole far capire quanta meraviglia ci sia in Sardegna quando la primavera tocca con la sua verde mano l’isola.
    Non è facile perché forse a parole non ci si può nemmeno lontanamente avvicinare alla sensazione di magia che questa terra sa infondere nell’anima di chi la esplora in solitudine. Il vostro itinerario è stato bellissimo: ci avete fatto scoprire luoghi insoliti e regalato immagini di una natura che in estate non dona gli stessi colori! La Sardegna merita davvero di essere scoperta fuori stagione! 😉

    1. Credo che ogni regione italiana sia unica ma la Sardegna lo è ancor di più: l’aria che si respira, il vento, il profumo del mare che si riesce a sentire anche a km di distanza sono tutte sensazioni uniche. Il suo essere così selvaggia penso sia la sua caratteristica più importante che spero non sparisca mai, ne andrebbe della sua stessa identità.

  2. Mi hai fatto sognare Erica con questi colori e questo itinerario che restituisce finalmente una Sardegna diversa dalla solita cartolina che ci propongono! Anche io sono per visitare decisamente una regione come questa fuori stagione! Interessantissimi i musei etnografici, adoro questo tipo di visite…invece odio quando non si possono scattare foto 😉 Da brividi “la dolce morte”! Anche dalle mie parti esisteva (o almeno così si dice) solo che “operava” con il soffocamento. Che posti comunque. La casa a panettone mi ricorda i Flintstones 😛

    1. A chi lo dici! Questi divieti, se non per motivazioni davvero eccezionali, li trovo del tutto privi di senso ma, quando mi imbatto in queste situazioni, sono una persona che le rispetta e non fa la furba…😂
      La storia della femina agabbadora è molto affascinante ed ero quasi certa che non fosse una “tradizione” puramente sarda. Adesso mi hai incuriosita, voglio saperne di più anche della figura campana!

  3. Ammetto che faccio parte di coloro che hanno sempre associato la Sardegna al mare, non avevo idea che la Gallura potesse essere così ricca ed interessante. La “casetta dei puffi” è adorabile e il museo del sughero mi incuriosisce tantissimo. Mi sta davvero venendo voglia di andare in Sardegna fuori stagione!

    1. A chi lo dici, anche per me quel binomio era indissolubile, invece sono stata molto contenta di ricredermi e spero di poter continuare la scoperta di questa regione molto presto, sempre e rigorosamente in bassa stagione 😉

  4. In effetti potrebbe proprio essere la meta ideale per me, visto che il caldo dell’estate mi spaventa sempre. Farei molta fatica a macinare tanti chilometri tra afa e sole cocente, ma in bassa stagione sarebbe l’ideale.
    La femina agabbadora mi fa venire i brividi 😱 Da un lato capisco la motivazione, ma immaginare la scena di questa tizia che entra in casa al buio con il martello… Non conoscevo questa tradizione particolare – chiederò a mia nonna se anche dalle mie parti era diffusa.
    Buon weekend 🤗

    1. La femina agabbadora ha fatto venire i brividi anche a me ma allo stesso tempo è stata una storia che mi ha molto affascinato. Non avendo più i nonni non posso avere un loro riscontro ma cercherò di scoprire se anche nella mia zona esisteva una tradizione simile.

  5. Bellissimo: tutta questa natura ancora così selvaggia dove riscoprire un frammento del nostro antico passato… è un luogo incredibilmente affascinante!

    1. Mai e poi mai avrei immaginato che la Sardegna potesse regalare chicche del genere, mi ha letteralmente sorpresa (cosa non facile nel mio caso!)

  6. Amo la Sardegna, ma devo ammettere che non ho mai avuto molto l’occasione per visitarne l’entroterra. Deve essere come l’altra faccia della medaglia, molto interessante! Mi hai incuriosita 🙂

    1. Anche per me è stata una scoperta, avevo sempre associato la Sardegna al mare cristallino e alle vacanze estive: è stato bello essere “smentita”, smentita alla grande!

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